Miele bio Vs Miele convenzionale

È diffusa la credenza che il miele biologico non possa esistere, e che quello che viene venduto come miele bio non differisca dal miele convenzionale: i luoghi comuni si basano sulla convinzione che, se le api di un apiario bio escono dal loro alveare e si spostano per un raggio di 2/3 km, allora si poseranno anche su fiori appartenenti a coltivazioni non biologiche, perciò il miele da loro prodotto alla fine non potrà essere migliore di quello convenzionale.

«In realtà –specifica Alessandro Piccoli, produttore friulano certificato che da anni -, ciò che fa la differenza sono i trattamenti fatti sull’alveare, le tecniche apistiche applicate in caso di bisogno, l’assenza di pesticidi residui certificata dalle analisi obbligatorie sulla cera degli apiari condotti con metodo biologico e molto altro ancora».mielealbero

Per esempio, contro le parassitosi che si possono sviluppare negli apiari, l’apicoltore convenzionale può impiegare acaricidi chimici molto aggressivi e sbrigativi ma che lasciano residui indesiderati e del tutto non ammissibili dalla certificazione bio, che prevede invece di impiegare prodotti naturali in combinazione a tecniche apistiche come il confinamento delle regine o le separazioni di covata: queste pratiche sono più impegnative sia in termini di tempo che di abilità per l’operatore biologico ma permettono di ottenere un miele eccellente senza residui. Un altro aspetto importante è che alle api allevate con metodo biologico non viene mai tolta la loro scorta di miele per l’inverno in modo che non serva loro alcun alimento artificiale, come invece viene spesso fatto negli apiari convenzionali. Solo in casi estremi e su precisa autorizzazione è possibile dare loro un po’ di acqua e zucchero di canna biologico certificato, ma non di certo zucchero bianco, fruttosio di importazione o alimento artificiale.

«Il miele biologico poi -specifica Alessandro Piccoli dell’azienda “Alpi Flora” di Treppo Grande-, per regolamento non può essere scaldato oltre i 40 gradi affinchè rimanga fluido, bensì deve essere lasciato cristallizzare: pertanto il suo contenuto enzimatico non viene distrutto, e ne vengono conservate l’integrità e purezza. Nel caso invece del miele convenzionale, non esiste l’obbligo di segnalare le temperature cui viene portato il miele, perciò esso può essere scaldato indiscriminatamente pur che resti sempre fluido, anche se così facendo perde moltissimi dei suoi preziosi enzimi ed è solo bello da vedere. C’è anche da dire che il tipo di confezione utilizzato per il miele biologico è esclusivamente di vetro ed esclude la plastica».

Infine, l’apicoltore bio deve scegliere molto accuratamente l’habitat per la collocazione le arnie: frutteti, orti e boschi circostanti devono trovarsi lontani da appezzamenti di agricoltura intensiva che prevede l’impiego di antiparassitari ed anticrittogamici che alla fine inquinerebbero la produzione biologica; lontani da fabbriche, autostrade o altre fonti di inquinamento ambientale pericoloso per il miele. Questo richiede spostamenti frequenti verso zone impervie e ben scelte e quindi un ulteriore impegno da parte dell’apicoltore.

Ma come si può sapere se il nostro produttore ha davvero fatto tutti questi passaggi per darci un miele sicuro e di ottima qualità? Il miele biologico certificato deve superare una serie le analisi che dimostrino che esso non contiene metalli pesanti, né pesticidi e che corrisponde allo standard di qualità imposto dalla certificazione bio europea e verificato dagli organismi di controllo. Se questo non bastasse, c’è inoltre l’obbligo di analisi anche della cera dell’alveare, sostanza grassa che rivela tutti i passaggi di eventuali sostanze inquinanti. Perciò, se la cera risulta pura ed il miele anche, solo allora il prodotto ottiene finalmente il titolo di miele biologico e la sua agognata certificazione!

«Anche in termini di ecologia -aggiunge Claudia Cecchetto responsabile dell’albero magico- sarebbe ideale preferire i mieli di produzione locale anziché, ad esempio, i mieli delle grandi produzioni de-localizzate della Cina o dell’Argentina». Per non parlare del fatto che le api regine dovrebbero appartenere sempre ai territori locali e non essere contrabbandate dal Sud America: questo limiterebbe l’introduzione di malattie devastanti e preserverebbe la genetica locale già adattata al nostro ambiente e che quindi che non necessita di correttivi.

apibio

Infine bisogna ricordare che ogni regione ha i suoi fiori che nascono spontaneamente in base al terreno e al clima, e che costituiscono anche una risposta in termini di salute alle malattie tipiche di quella zona. In Friuli Venezia Giulia, per esempio, abbiamo una gran varietà di fiori come il tiglio o il castagno dai quali si ottengono mieli ottimi contro il raffreddore o la tosse secca, oppure i mieli dei prati e pascoli di montagna, ricchi di principi officinali unici e caratteristici. O ancora, l’amorpha fructicosa, l’acacia, il ciliegio e il tarassaco, nostre specialità locali.

Pertanto, la prossima volta che al mercato locale o al negozio vediamo l’apicoltore che abita vicino a casa nostra, e che sappiamo essere certificato bio, teniamo a mente questi aspetti e ricordiamoci dei passaggi manuali del suo lavoro, che richiede tanta pazienza, preparazione, fatica e passione, e premiamo il suo prodotto con il quale egli si prende cura anche della nostra flora e della salute del nostro bellissimo paesaggio.

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